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Uccelli in città. Una lunga storia di adattamento agli ambienti umani

Uccelli in città.
Una lunga storia di adattamento agli ambienti umani

Nel 1990 Firenze pubblicò il primo Atlante ornitologico sulle specie in città

La città, ambiente artificiale, creato dall’uomo per l’uomo, ha da sempre attirato specie di animali e vegetali che hanno saputo trarre vantaggio da questo nuovo spazio vitale.

Il fenomeno dell’inurbamento obbedisce a quelli che sono gli usuali parametri di interazione specie-ambiente e le città attraggono per più motivi i nostri amici: il primo sono le temperature mediamente più alte per effetto delle emissioni di calore dell’attività umana (riscaldamento); gli storni, ad esempio, traggono vantaggio da questo elemento perché da uccelli migratori sono diventati stanziali sostando e nidificando tutto l’anno nelle nostre città.

Il secondo elemento è una maggiore sicurezza acquisita, se si considera la ‘distanza di fuga’ in ambiente cittadino che è minore. Nel merlo ad esempio scende da 15 a 3 metri indicando come gli individui diventino più ‘confidenti’. Anche la fonte di cibo, stabile durante tutto l’anno, è un vantaggio e un fattore che si traduce in un maggiore successo riproduttivo oltreché nella moltiplicazione delle covate.

Ma se da una parte molti sono i fattori attrattivi ve ne sono anche di selezionatori, come i materiali impiegati per la costruzione delle strade, la vetustà delle costruzioni, la scarsa presenza di verde, i rumori. Anche in questo caso però ci sono specie come i colombi che hanno raggiunto un alto livello di adattamento alle condizioni di vita cittadina.

L’interesse per l’avifauna urbana ha radici lontane e Firenze è stata la prima città in assoluto a commissionare un Atlante ornitologico destinato a misurare e descrivere la presenza degli uccelli nelle differenti aree cittadine. Risale al 1990 e fu realizzato da due giovani ornitologi Marco Dinetti e Paola Ascani. Allora le specie nidificanti con una maggiore diffusione sul nostro territorio risultarono il merlo, il passero, il verzellino, capinera, cardellino, rondine e rondone e naturalmente il colombo di città.

Storno in abito invernale ©Simona Bellini
Martin Pescatore ©Simona Bellini

Per queste specie le città sono state e sono tutt’ora inebrianti, nuovi spazi da colonizzare ed è interessante notare che le comunità di uccelli dei ‘centri cittadini’ sono assai somiglianti anche in altri paesi, questo perché c’è una forte selezione per le specie a più elevato sinantropismo, cioè quelle che riescono ad adattarsi in ambienti fortemente alterati dall’uomo.

Tornando di nuovo agli storni fino a qualche decina di anni fa erano uccelli migratori che giungevano in città solo per svernare. Nel tempo sono diventati ospiti fissi, a volte presenze anche un po’ ingombranti se vogliamo, ma i loro voli serali spettacolari ci tengono spesso a naso in su! Al rientro dai campi la sera ‘organizzano’ la discesa sugli alberi, infatti le posizioni più interne vengono occupate dai maschi, le femmine adulte occupano il secondo strato mentre i rami più esterni vengono occupati dai giovani di ambo i sessi.

Che gli uccelli portino in città un tocco di natura è indubbio, specialmente in una città come Firenze che ha dalla sua un invidiabile verde urbano, le rive di un grande fiume ed è circondata da aree di natura protetta.

(estratto dal numero 1/2022 di Seeds of Florence

Autore: prof. Natale Emilio Baldaccini)

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