Luoghi storici e menti visionarie al Museo Novecento
La Casa di Artisti, l’osservatorio sulle nuove avanguardie. Villa Romana celebra i suoi 120 anni al Museo Novecento. Lo spazio per artisti acquistato da Max Klinger, appassionato pittore tedesco, nasce come luogo di resistenza culturale e centro di sperimentazione artistica, tra i brillanti volti che la hanno “abitata” spicca la pittrice Adriana Pincherle, sorella di Alberto Moravia, l’incarnazione d’accoglienza del luogo, rifugio durante e dopo il conflitto mondiale per artisti e intellettuali internazionali.
Elena Agudio è storica e critica d’arte. È la prima direttrice italiana alla guida di Villa Romana e insieme a Sergio Risaliti, con Mistura Allison e Eva Francioli, ha curato la mostra.
Dott.ssa Agudio, come è cambiata Villa Romana in questi 120 anni?
Villa Romana si è trasformata continuamente. Da luogo di rappresentanza culturale e formazione artistica legato a un’idea nazionale di arte, a spazio di ricerca e confronto critico. La continuità non sta in una forma stabile, ma nella capacità di ridefinirsi: Da casa per artisti a istituzione porosa, aperta ai contesti sociali, politici ed ecologici. Con questa mostra vogliamo riaffermare l’origine internazionalista, antiaccademica e secessionista del progetto, e raccontarla come spazio di coabitazione e solidarietà tra artisti. Quando Max Klinger e l’associazione di artisti tedeschi hanno istituito il premio Villa Romana hanno inizialmente selezionato figure come Gustav Klimt o Henry van de Velde, insistendo sulla relazione con il contesto culturale fiorentino e italiano.

J. Burmeister è stato un direttore illuminato che ha guidato Villa Romana dal 1972 al 2006. Come è cambiato l’approccio degli artisti all’arte?
L’eredità di Joachim Burmeister è fondamentale: l’idea di Villa Romana come luogo condiviso ha inciso profondamente. Oggi gli artisti non arrivano più con una visione isolata dell’arte, ma con pratiche situate, spesso relazionali, attente alle condizioni materiali e ai contesti in cui operano. Riscontro ancora uno spirito coraggioso e innovativo, ma declinato diversamente: meno gesto eroico, con più attenzione alle interdipendenze, alle fragilità e alle responsabilità dell’arte nel mondo contemporaneo.
Come nasce l’interazione con Museo Novecento in collaborazione col direttore Sergio Risaliti?
La collaborazione con Museo Novecento nasce da un desiderio di ricollocare la storia e l’esperienza di Villa Romana nel contesto artistico e culturale di Firenze e – in una visione condivisa con il direttore Sergio Risaliti – a pensare la storia dell’arte non come sequenza chiusa, ma come campo vivo. Con il progetto CENTOVENTI abbiamo lavorato sull’idea di anniversario non celebrativo, ma critico, facendo dialogare l’archivio di Villa Romana con pratiche artistiche contemporanee e con la città di Firenze, spostando il baricentro dalla memoria alla sua riattivazione.
Che tipo di collezione custodisce la “casa di artisti”?
Villa Romana ha una piccola collezione, e alcune delle opere in mostra provengo da essa. É importante sottolinearne il valore come archivio vivente di pratiche; per lungo tempo mai riattivato. Con questa mostra, attraverso prestiti importanti da istituzioni e alcuni tra i più importanti musei tedeschi come il Georg Kolbe Museum, il Käthe Kollwitz Museum di Colonia, la Barlach Haus di Amburgo, il lascito di Emy Roeder, la Kunsthalle Bielefeld ma anche il Centro Pecci e il Gabinetto Viesseux, abbiamo composto una narrazione multidirezionale e plurifonica che intreccia la storia di Villa Romana con quella della scena artistica locale e internazionale.
Oggi chi abita e anima le stanze di Villa Romana?
É abitata principalmente dai vincitori del Premio Villa Romana così come da guest artists per brevi residenze, ma anche da curatori, ricercatori, performer, musicisti, danzatori studenti, vicini, pubblici temporanei che vivono la quotidianità dell’istituzione. È uno spazio abitato in modo non permanente (i borsisti stanno ogni anno per 10 mesi) ma intensivo.
La convivenza è una dimensione centrale del lavoro a Villa Romana. Vivere e lavorare nello stesso luogo per mesi crea una quotidianità condivisa, non sempre facile, ma fertile. Non si tratta di una “famiglia” idealizzata, bensì di una comunità temporanea che impara a negoziare spazi, tempi e differenze. È da questa prossimità, fatta di pasti condivisi, lavoro collettivo nel giardino, studi aperti, discussioni informali e molte feste, che nascono le ricerche più interessanti.
In alto: Hans Purrmann, Blink über Florenz, (View towards Florence) 1935, olio su tela, 59×72 cm. Private collection.