La strada non dovrebbe appartenere a chi la occupa da più tempo”
È ormai da un mese che i monopattini elettrici a noleggio sono scomparsi dalla città di Firenze. I servizi di sharing dei mezzi, dopo oltre cinque anni, sono stati interrotti con una delibera della giunta comunale del novembre 2025. Le motivazioni ufficiali sono due. Da un lato il nuovo quadro normativo nazionale, soprattutto per quanto riguarda l’obbligo del casco per chi usa il monopattino, ritenuto difficilmente compatibile con il servizio. Dall’altro, le criticità emerse nella gestione urbana, in particolare sosta irregolare, uso scorretto e problemi di sicurezza. La delibera, non priva di contestazioni (Bird Rides Italy aveva infatti impugnato il provvedimento davanti al TAR Toscana, che ha tuttavia respinto la richiesta dell’azienda), ha dunque interrotto una sperimentazione che ha diviso l’opinione pubblica e che lascia aperte questioni di rilievo politico sulle quali, senza entrare nel merito giuridico della decisione, è necessario riflettere.
I servizi di noleggio presentano criticità, legate soprattutto alla guida contromano e al parcheggio selvaggio. Tuttavia, i benefici in termini di decongestionamento del traffico e di promozione di una mobilità più leggera e sostenibile sono difficili da ignorare. Ridurre il tema della mobilità a un problema di disciplina e colpire l’uso invece del comportamento sposta la decisione politica sul piano del fastidio percepito. È un approccio che finisce per ricondurre pluralismo e sostenibilità alla sola questione del controllo.
Dietro la graduale sfiducia verso i mezzi elettrici leggeri a noleggio, non solo a Firenze, si può intravedere una persistente centralità dell’automobile come modello implicito di mobilità urbana. La pirateria della strada, il parcheggio selvaggio e la mancata osservanza del Codice sono infatti fenomeni storicamente associati soprattutto al traffico tradizionale. La strada non dovrebbe appartenere a chi la occupa da più tempo e una democrazia urbana si misura anche dalla capacità di accogliere forme nuove di presenza senza ricorrere a proibizionismi selettivi.
La vera domanda non è dunque se i monopattini disturbino, ma perché certi ingombri siano percepiti come normali e altri come intollerabili. La vicenda fiorentina suggerisce una riflessione più ampia sul modo in cui definiamo l’ordine urbano e sul peso che continuiamo ad attribuire alle abitudini dominanti rispetto agli obiettivi di sostenibilità.
Articolo di Francesco Cianciaruso