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Gibellina eletta capitale dell’arte contemporanea 2026

Gibellina eletta capitale dell’arte contemporanea 2026

Emilio Isgrò torna a Gibellina tra memoria e utopia

“È Troia o Gibellina tutta questa rovina?”
(Agamennùni, L’Orestea di Gibellina, Emilio Isgrò)

Gibellina Capitale dell’arte contemporanea 2026 risuona come un’antitesi. Può un luogo in rovine definirsi ancora città? Ciò che ha riconsegnato identità a una terra fantasma è frutto di un’operazione culturale voluta dall’allora sindaco Ludovico Corrao, che nel 1969, appena un anno dopo il terremoto che rase al suolo il comune siciliano, scelse di riscattarne le rovine attraverso il linguaggio dell’arte. L’ultima Gibellina nasce da un sogno visionario, un ideale quasi romantico che gli valse l’appellativo di “sindaco dell’utopia”.

La prima rappresentazione sulle macerie del Belice tra il 1983 e il 1985, fu la Trilogia de L’Orestea di Gibellina di Emilio Isgrò, liberamente ispirata a Eschilo e animata dalle macchine di Arnaldo Pomodoro, con le musiche di Francesco Pennisi. Seguì poco dopo la realizzazione del Cretto di Alberto Burri, che ancora oggi sigilla la vecchia Gibellina con un guscio di cemento in un labirinto ruvido.

L’opera di Isgrò torna ad animare questo luogo a fine giugno, a quasi quarant’anni di distanza. Non è solamente un atto poetico, ma un gesto profondamente politico. Qui la lingua colta si intreccia al dialetto e la tragedia greca riaffiora nel presente, sospesa tra trauma e rinascita. L’arte della Cancellatura copre una storia, riscrivendone un’altra, senza annullare ciò che resta al di sotto, ma custodendolo. Nell’opera Where is Agadir? Isgrò raccontava la città del Marocco distrutta dal terremoto negli anni Sessanta. Dunque, oggi dov’è Gibellina? Nelle coordinate geografiche, nella nuova città o sotto le macerie?

Maestro Isgrò, in che modo si ridà forma e identità attraverso l’arte ad una città distrutta?

Creandone una nuova che funzioni da attrazione per tutto il resto. Negli anni Ottanta Gibellina ha tentato di spezzare l’omologazione nel mondo artistico, impaurito dalla cultura subita e imposta dagli Stati Uniti. Con il grande Ludovico Corrao progettammo le Orestiadi, fuggendo dai localismi, per attingere alla cultura del Mediterraneo. I conflitti di oggi forse potranno creare incontri-scontri di civiltà inaspettati. La grande arte nasce dallo spessore – storico ed etico – di un popolo. Gibellina rappresenta il crocevia simbolico di tre monoteismi ed è forse proprio dal Mediterraneo che può partire una rinnovata cultura europea.

Cosa viene per primo nel suo processo creativo, l’immagine della Cancellatura o i tagli narrativi?

Con la Cancellatura saldo concetto e immagine. Una parola cancellata non è solo un segno pittorico ma un simbolo, quello della persistenza della parola anche quando la si elimina. Il contrario della cancel culture. L’arte per me è politica e faccio politica con la mia arte.

In che modo il suo legame con la Sicilia e col dialetto ha influenzato il suo lavoro?

Non ho cominciato a scrivere in dialetto, tanto meno ho iniziato a creare cancellando. Nel momento in cui capii che la sola cosa da fare in quello spazio martoriato era costruire un forte senso di appartenenza culturale, pensai che il dialetto fosse lo strumento più adatto, ma doveva essere inventato, con il contributo di tutta la Sicilia.

In un luogo direi eccezionale come Gibellina o in qualunque altro luogo del mondo, qual è la fragilità della civiltà?

La paura e le sue aberrazioni. Se lasciamo che prendano il sopravvento siamo perduti. Credevo che l’arte della mia epoca facesse vedere troppo. Vedere troppo acceca, vuol dire creare un’arte sterile, invece abbiamo bisogno di un’arte fertile, coraggiosa, che spinga i responsabili politici a risolvere i problemi del mondo.

Se Gibellina fosse un mito greco, quale sarebbe?

Gibellina è un mito bastardo tra greci, bizantini, normanni e arabi. Lo spettacolo non celebrerà un solo popolo ma tutti, in terra greca. Le anime di Gibellina risorgeranno dal Cretto, cancellato dalle mie Cancellature, e la città tornerà a vivere.

#emilioisgrò #gibellina#capitaleartecontemporanea2026 #orestiadi

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