







L’artista è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma di passaggio, da una tela di ragno.
(Pablo Picasso)
Coesione sociale e sperimentazione sono le direttrici che caratterizzano ARTiglieria, hub culturale e centro di promozione artistica dedicato alle “arti” del Contemporaneo. Laboratorio e luogo d’incontro, che si presta ad ospitare mostre sperimentali, laboratori di pittura, fotografia e serigrafia e anche eventi legati alla musica.
Fulcro della loro selezione artistica è l’attenzione ai molteplici linguaggi della creatività emergente che non esclude per questo la possibilità di ospitare artisti emergenti già affermati.
ARTiglieria nasce dall’idea di sei artisti: Ache77, Exit Enter, Nian, Martina Rotella, Niccolò Vannucchi, Gaia Altucci e l’antropologa Caterina Milli.
Come nasce l’idea di creare uno spazio dedicato all’arte contemporanea in una città come Firenze che ha lo sguardo rivolto al passato? Quale è stato il vostro percorso?
Siamo sette fondatori che lavorano attivamente all’interno del spazio e che operano su discipline artistiche differenti che spaziano dalla pittura alla scultura, all’arte urbana, fino alla performance. Artiglieria nasce in primo luogo come spazio di lavoro. L’incontro di un gruppo di artisti è stato inizialmente dettato da una necessità di trovare un luogo in cui ognuno potesse portare avanti la propria ricerca artistica individuale. Artiglieria nasce anche dalla voglia di innovare, di mettersi in gioco, partendo dalle competenze di ognuno dei membri fondatori per poter creare uno spazio diverso e multidisciplinare. Attualmente sono stati inclusi anche nuovi artisti con la volontà di dare vita ad un’esperienza dinamica e inclusiva.
Nonostante il forte legame di Firenze con il passato, il pubblico ha reagito bene alla nostra offerta meno convenzionale, superando le nostre aspettative.
Malgrado questi due ultimi anni di emergenza sanitaria siete riusciti a concretizzare la vostra iniziativa. Come ha influito la pandemia nell’avvio del progetto?
La pandemia ha sensibilmente condizionato l’avvio del progetto in quanto l’associazione è stata fondata nell’inverno del 2020, poco prima del primo lockdown. Nonostante ciò l’inaugurazione è stata accolta con favore dalle persone che hanno partecipato numerose. Non sono mancate quindi le difficoltà legate alla pandemia, ma l’emergenza sanitaria è stata anche un’occasione che ci ha permesso di strutturarci meglio e decidere l’indirizzo da dare a questo spazio. Questo tempo che si è rivelato prezioso per trasformare la struttura precedente, un’attività di natura completamente diversa (un’elettrauto) di cui abbiamo deciso di mantenere l’insegna dai colori vivaci.

È tanta la voglia di tornare a vivere la città e i suoi luoghi, ARTiglieria è anche questo, un luogo d’incontro?
Non siamo una galleria bensì un centro artistico e culturale, cerchiamo il più possibile di fare rete, creare collaborazioni e contaminazioni. L’idea è proprio quella di proporre un luogo di coesione sociale, d’incontro tra le diverse discipline e professionalità. La nostra offerta prevede eventi di produzione interna per dare spazio ai nostri artisti, ma siamo aperti anche a collaborazioni con altre realtà. Intendiamo condividere questo luogo con la comunità per far crescere forme artistiche diversificate così da ampliare l’offerta artistica e culturale di Firenze.

Cosa vi differenzia da una galleria d’arte più tradizionale? Artiglieria offre uno scorcio sul lavoro alla base delle creazioni d’arte. Cercate di far entrare lo spettatore anche in quelli che sono i processi creativi, come mai questa scelta?
Sicuramente lo stretto contatto che esiste tra i locali utilizzati per mostre ed eventi e gli spazi di lavoro degli artisti denotano un luogo, più accessibile e meno austero, che si differenzia da una galleria tradizionale. Ci piace l’idea di mostrare il dietro le quinte, offrire uno scorcio sul “lavoro sporco” del laboratorio che contrasta con la pulizia e l’ordine dello spazio espositivo. Artiglieria è uno spazio ibrido e versatile che non si pone un limite su quello che può diventare. La possibilità di trasformare i nostri spazi a seconda delle esigenze che incontriamo è uno stimolo costante che ci permette di abbracciare progetti diversi e di proporre un’offerta sempre diversa.

Un luogo interdisciplinare che rivolge lo sguardo a diverse forme d’arte, cosa avete in mente per il futuro? Quali sono i prossimi appuntamenti da mettere in agenda?
Abbiamo in calendario per questa primavera una rassegna dal titolo ‘BOCCADAFUOCO’, un progetto che si svolgerà nell’arco di tre mesi e che prevede la realizzazione di alcune mostre madre, affiancate da eventi collaterali diversificati. Nel mese di marzo pubblicheremo il calendario della rassegna e, attraverso la pagina Instagram dedicata, invieremo aggiornamenti costanti sulle iniziative che ci sono in programma.
Per questa iniziativa è già aperta una call rivolta agli artisti del mondo editoriale, l’obiettivo è quello di supportare l’editoria indipendente, includendo fanzine, cataloghi e riviste.
(Intervista di Bianca Secci a Caterina Milli)