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SIAMO NATURA!

SIAMO NATURA!

Resistenza verde: un’oasi al Museo Novecento

“É necessaria più etica e meno estetica” (M. Fuksas)

Museo Novecento trasforma uno spazio storico in oasi verde. “Siamo Natura” è il progetto realizzato in collaborazione con l’artista ed attivista ambientale Haley Mellin, in dialogo tra pittura, installazioni sonore e riqualificazione del chiostro per un focus sensibile sulla sostenibilità museale e artistica. Sull’onda del programma SuperNovecento, Stefania Rispoli, che insieme al direttore Sergio Risaliti ha curato l’evento, ci racconta come è nata questa iniziativa.

Come si articola il progetto Siamo Natura al Museo Novecento?

Il Museo Novecento ospita la prima mostra in un’istituzione museale, dell’artista e attivista ambientale americana Haley Mellin, con una selezione di disegni e dipinti en plain-air tra cui alcuni inediti. Una parte della esposizione sarà dedicata al racconto di Art into Acres, iniziativa no-profit fondata da Haley nel 2017, dedicata alla conservazione permanente di aree naturali e foreste primarie. Siamo Natura, in mostra dal 24 giugno al 29 ottobre, racconta l’impegno di Mellin come pittrice e attivista, sottolineando il legame esistente da questi due aspetti. Il dialogo con lei è iniziato diversi anni fa con l’invito a partecipare a un convegno in Palazzo Vecchio sul rapporto tra sostenibilità ambientale e patrimonio culturale. Da allora Haley ha accompagnato il Museo nell’avvio di progetti di sensibilizzazione sulla crisi ecologica, come la trasformazione del chiostro del museo in un giardino permanente.

Haley Mellin, AV 15.4796°N, 90.774°W, 2022. Tempera su tela, cornice dell’artista.
Haley Mellin, ritratto. Nata a San Francisco, California, vive e lavora a Union City, New Jersey.

Il progetto il Giardino delle Leopoldine è un’oasi verde di resistenza all’interno di uno spazio culturale. Di cosa è metafora?

Fin dalla sua fondazione, otto secoli fa, l’edificio che ospita il Museo Novecento è sempre stato dedicato alla cura e all’educazione. In passato il chiostro era coltivato come giardino e orto dalle comunità, molte delle quali femminili. Il Giardino delle Leopoldine restituisce quindi il chiostro del museo, che è anche il suo ventre, a una funzione storica. Lo abbiamo immaginato come uno spazio dove trovare ristoro per il corpo e per la mente e dove rispondere con un’azione concreta a un’urgenza futura, rispettare e valorizzare il verde. 

Che impatto comporta uno spazio museale sull’ambiente?

Tutte le attività museali hanno un impatto ambientale (sia quelle legate al funzionamento – riscaldamento, raffreddamento – sia quelle straordinarie – trasporti, restauri, eventi). Partire dalla valutazione delle emissioni di CO2 può spingere a ridirezionare alcune scelte, optando per soluzioni più sostenibili, riducendo gli imballaggi, ottimizzando i trasporti, efficientando il sistema elettrico. Nella produzione della mostra Siamo Natura abbiamo tenuto molto conto di questi aspetti.

Il chiostro ospiterà uno spazio green anche in seguito?

È un progetto permanente ed è anche un lascito alle future generazioni. Il chiostro resterà un giardino e siamo curiosi di vederlo cambiare nel tempo. Nel futuro la presenza degli alberi e degli arbusti contribuirà ad abbassare le temperature creando un’oasi di ristoro per chi vive il museo.

Cresciuta nel nord della California, circondata dalle querce blu, condivide come la sua passione ispiri l’azione e come tutti possiamo connetterci alla Terra attraverso “l’arte della conservazione del territorio“. La conservazione della biodiversità è una scienza, una forma di custodia o forse un’arte? Ecco come l’artista e attivista Haley Mellin dimostra come possa essere tutte e tre le cose. Fondatrice di Art into Acres, mette i suoi talenti creativi al servizio di iniziative guidate da comunità e popolazioni indigene per proteggere gli ambienti selvaggi, intrecciando cura e attenzione nella trama della salvaguardia della biodiversità. Porta la sua creatività dalla tela al pianeta, generando un affluente culturale di filantropia a sostegno della custodia del territorio. Solo nel 2024, questo lavoro ha contribuito a preservare 6,45 milioni di acri.

H. Mellin parla di ecologia applicata all’arte. Quanta consapevolezza c’è su questi argomenti in campo culturale? 

Potrebbe essercene di più, attraverso scelte consapevoli avvalendosi di consulenti specializzati e lavorando con fornitori e artisti attenti a questi aspetti. La nascita del Giardino delle Leopoldine è stata possibile grazie al lavoro con la fondazione americana Re:wild e con Haley Mellin. Ogni nostra azione può avere un impatto positivo e le nuove generazioni possono insegnarci molto. In questi mesi abbiamo cercato di creare una comunità attorno al Giardino delle Leopoldine che cresca nel futuro. Ci auguriamo che possa essere un progetto pilota per altre istituzioni.  

Trova che oggi l’arte fruita nei musei possa essere sostenibile in modo esclusivo?

L’arte anticipa ed è in grado di immaginare e creare futuri alternativi. Il compito delle istituzioni è di ascoltare, cogliere e sostenere queste visioni.

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