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The hollow men

The hollow men

L’arte stratificata e plurisemantica di Giulia Cenci.

La complessità degli spazi, paesaggi rurali artificiali, archivi di prototipi, oggetti ready made, il lupo simbolo di libertà dalle costrizioni sociali.

“Il lupo mi ha sempre affascinato perché non si è mai piegato all’uomo. Rappresenta anche per noi uomini la possibilità di non piegarci alle costrizioni sociali” (Giulia Cenci)

In una fusione tra natura e tecnologia si sviluppa l’ossimoro di una danza statica tra forme. Prende così forma “the hollow men”, l’installazione dell’artista toscana Giulia Cenci, che inaugura l’inedito Project Space di Palazzo Strozzi, su un’idea di fragilità umana e ibrida. Non c’è cromatismo che distragga dalla figura, ma pura osservazione.

Giulia, ha vissuto ad Amsterdam per circa dieci anni dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti e ci torna spesso. Trova delle differenze nell’approccio all’arte contemporanea tra l’Italia e l’Olanda?

Trovo che anche il largo pubblico sia più preparato all’arte contemporanea, mentre qui resta per lo più per una nicchia ristretta di persone.

Il suo studio si trova a Cortona, in una porzione della casa di famiglia. Può parlarci di questo luogo speciale?

La proprietà era una vecchia azienda agricola dismessa da tempo che ho iniziato a frequentare assiduamente dal 2020, per il MAXXI Bulgari Prize. Lo studio è impostato in varie sezioni, una è dedicata alla progettazione dove disegno e abbozzo le sculture, l’altra alla messa in opera e alle finiture. Uso l’esterno per la fusione e saldatura e un grande magazzino di repertorio per oggetti, prototipi ed utensili ormai inutilizzati, che spesso integro nel lavoro.

Come è composto il suo team?

I miei assistenti non sono tutti artisti anzi, ci sono persone che non appartengono nemmeno al mondo dell’arte. In questo momento è composto da quattro persone ma siamo stati anche in quindici, con la logica di diversificare le persone attorno al progetto e incrementare il team quando il lavoro lo richiede. Ho lavorato anche da sola ma adesso penso sia meglio avere un gruppo più contenuto ma costante.

Ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2022 e all’importante residenza artistica De Ateliers ad Amsterdam. Quale esperienza d’arte è stata più significativa per la sua carriera fino ad oggi?

Il mio studio. Dovunque si trovi rappresenta un luogo di fortissima libertà, autonomia, decisione o indecisione… dove sento di praticare una forma di forte creatività. Per me lavorare è stare al mondo.

Qual è la genesi del suo lavoro? Parte da un disegno, da un prototipo?

Se si tratta di un progetto destinato ad uno spazio è molto probabile che parta proprio dallo spazio che lo accoglierà. In alcuni casi inizio dal disegno mentre in altri sono gli oggetti che incontro a suggerire l’ambiente, l’installazione o l’opera che voglio realizzare.

Nel suo linguaggio artistico è spesso presente il dialogo con la poesia.

Non è necessariamente un rapporto di ispirazione, può essere un incontro casuale. Ci sono volte in cui leggo qualcosa che si connette con il mio lavoro e cerco di includerlo nel titolo o nel testo che accompagnerà la mostra. Altre volte sono gli stessi testi a suggerirmi le opere. Nel caso della mostra di Palazzo Strozzi, the hollow men, stavo già lavorando alle sculture quando mi sono imbattuta nella poesia di Thomas S. Eliot.

Quali materiali utilizza e quale tecnica predilige?

Quando scelgo un materiale lo utilizzo per un massimo di due o tre anni, poi il lavoro mi porta a interagire con nuovi oggetti e materiali, estranei al mio repertorio. Spesso parto dal ready made, che provenga dalla sfera agricola, automobilistica, da parti meccaniche o dal quotidiano, mentre per la scultura prediligo materiali più malleabili. Ho usato di tutto: cera, resina e ora l’alluminio, ma con alcuni so che non realizzerò mai le mie opere, come la pietra. Non voglio togliere un ‘elemento puro’ alla terra, mi interessa rinnovare qualcosa che ha già avuto una vita.

Quale messaggio vorrebbe trasmettere con la sua arte?

Non ho un messaggio e probabilmente lavorerei anche senza rivolgermi al pubblico. L’arte per me è un modo di essere e manifestarsi. Spero di suscitare domande, anche se non credo che il ruolo dell’arte sia quello di dare risposte.

Foto Giulia Cenci: Giorgio Perottino. Giulia Cenci: the hollow men, exhibition views, Firenze, Palazzo Strozzi, Project Space, 2025. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze.

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