Giorgio Bernard e il coaching editoriale di Maiuscoletto
Sulla costa livornese, nel 2020, nasce uno spazio intimo e culturale che custodisce un universo di parole e pagine preziose: è la sede di Maiuscoletto, agenzia editoriale fondata da Giorgio Bernard per accompagnare autori e scrittori alla scoperta della loro voce più autentica. È qui che Bernard trova la sua dimensione più compiuta, nella scrittura, dove confluiscono tutte le sue conoscenze, dominate da un solo e poderoso protagonista: il mare. Lo studio-abitazione è un forziere di sorprese, tra giochi di strategia e collezioni di Subbuteo, ma è soprattutto il luogo dove nascono i personaggi che animano le sue storie.
Chi è Giorgio Bernard?
Un melting pot di sangue veneto, sardo, piemontese francese, anche se identifico la mia famiglia con il nonno materno, avvocato ma soprattutto grande scrittore. Restavo ipnotizzato dai testi che scriveva per le conferenze! Ho torturato la sua macchina da scrivere Mondial da quando ho iniziato a muovere le dita e, a sette anni, a chi mi chiedeva cosa facevo di bello, rispondevo: lo scrittore.
Come nasce Maiuscoletto?
Da un momento importante della mia vita. Ho vissuto per sei mesi con una famiglia che aveva un bambino autistico. Il neurologo che li seguiva mi chiese di raccontare il percorso riabilitativo del loro figlio. Da questa esperienza è nato il mio primo romanzo biografico Benedetta e Niccolò. Una storia d’amore e autismo. Da allora ho continuato a lavorare nell’editoria a Milano, come direttore di una collana di narrativa, fino a che non ho deciso di mettere le mie competenze al servizio di chi scrive, fondando Maiuscoletto.
Come si sviluppa il tuo lavoro di coaching editoriale?
Arriva il manoscritto e la prima lettura è sempre gratuita. Poi concordiamo con l’autore interventi e soluzioni alternative per migliorare il testo. Non cancelliamo niente. ll compito dell’editor è osservare il libro da un certa distanza, accompagnando l’autore in un percorso di revisione, che da solo non sarebbe mai in grado di portare a termine, perché troppo dentro alla storia per vederla con occhi diversi. Crediamo nel lavoro di squadra e dedichiamo molto tempo a questa fase. Siamo convinti che scrivere e riscrivere fianco a fianco è il modo in cui un testo trova la sua forma migliore.
Sei un appassionato di giochi di strategia. Cosa ti hanno insegnato?
A credere in quello che fai, quando scrivi e vuoi che qualcuno ti ascolti. Nel mondo della narrativa condivisa scrivevo storie che gli interlocutori vivevano, restituendomi feedback immediati. Da quella palestra, nel 2010, è nato il mio primo romanzo, un appassionato omaggio al mondo del fantasy e dei giochi di ruolo, ambientato ai giorni nostri.
Il mare sembra essere un protagonista onnipresente…
Sarà perché il mare l’ho vissuto davvero e ho fatto anche il mozzo! Del resto nella famiglia di mio padre c’erano stati diversi ufficiali di marina. Ancora oggi vado in riva al mare prima di mettermi a scrivere, e corro tanti chilometri quante sono le cartelle che voglio comporre.

Il tuo libro preferito?
L’isola del tesoro, mi ha segnato l’esistenza. Il personaggio di Long John Silver esonda dalle pagine, ogni personaggio dovrebbe aspirare alla sua intensità.
Cosa consiglieresti a un giovane scrittore che si cimenta nella realizzazione di un testo?
Un libro per essere bello deve essere un po’ ‘sporco’, impreciso, quindi niente intelligenza artificiale, perché appiattisce tutto. In generale consiglio di leggere e scrivere moltissimo. Bisogna anche saper copiare gli spunti migliori, soprattutto in quei generi con regole rigide come i gialli.
Che qualità umane e professionali dovrebbe avere?
Volontà ferrea e determinazione. Scrivere un romanzo è come correre una maratona, si parte sempre con entusiasmo, ma le energie si esauriscono e imparare a misurarle diventa decisivo. Senza resistenza non si arriva al traguardo.