I Pupi di Giuseppe Mascarello a Fabbrica Europa: ricerca coreografica e indagine sul gesto
I Pupi dell’Opera Siciliana si animano, liberi da fili e guide. Si tratta del progetto artistico del coreografo danzatore Giuseppe Muscarello per Fabbrica Europa. L’opera in site specific fa parte de “Le costellazioni del Pupo”, progetto nato nel 2021 sulla trasmissione del gesto, riportato al Parlamento Europeo durante il convegno The Sicilian language, con l’intento di divulgare l’antica tradizione siciliana.

Ispirato al poema cavalleresco de L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, sviluppa la cosiddetta “disantropomorfizzazione” del corpo umano. La ricerca del movimento è una scorporazione da uomo a marionetta, dove i personaggi sono fili narrativi. Il gesto del pupo, la sua disarticolazione, il collo che si volta a scatti, è un linguaggio fatto di codici per volti senza espressione. Nella performance di Muscarello i danzatori giocano invece la carta dell’espressività, inseguendo una “pupo-morfizzazione”. Sulle musiche originali di Pino Basile e Roberto Costa Pisk, la performance coinvolge circa venti interpreti. Direttore artistico della compagnia Muxarte e del Festival Conformazioni di Palermo, Giuseppe Muscarello ci svela di più sul suo progetto culturale, in scena il 10 ottobre al Chiostro degli Angeli a Firenze.
Come nasce l’idea di rappresentare l’Opera dei Pupi attraverso la danza?
Nasce nel tentativo di divulgare la tradizione pupara, patrimonio dell’Unesco, che merita un ampio respiro anche attraverso la danza. Abbiamo lavorato sui pupi per analizzare altri canali e linguaggi espressivi. Il progetto è la rappresentazione finale di un lavoro di ricerca coreografica che continua ad indagare sul gesto. Permette una consapevolezza del corpo senza tecniche precostituite, è un gioco libero di ricerca, un progetto in divenire con un focus sul teatro di figura siciliano.
I danzatori sono liberi, senza fili, o avete stabilito una coreografia, ispirandovi al repertorio dei pupari?
Il danzatore è sia pupo che guida. Nella modalità di ricerca non c’è un puparo se non te stesso. Esiste una coreografia e si seguono delle tracce ma c’è soprattutto improvvisazione.
Avete studiato e osservato i movimenti dei pupi, tracciandone un repertorio da replicare nella performance?
In questo tipo di ricerca non è necessaria l’osservazione della marionetta perché essa è limitata nei movimenti, i danzatori con i loro volti possono trasmettere emozioni e comunicare, giocando sui ‘micro-pesi’ del corpo. Abbiamo voluto connotare il pupo solo attraverso il piumaggio dell’elmo, perché ci sono altri elementi metaforici che ne consentono l’identificazione: la musica, la danza e la mimica.
Quanto umanità troviamo in questi Pupi performer?
Per questa performance ci siamo ispirati alla visione di Luigi Pirandello. Il pupo pirandelliano è un archetipo che svela le molteplici sfaccettature dell’identità umana, intrappolata nel suo doppio. Come scrisse nella commedia Il Berretto a sonagli, “Lo spirito divino entra in noi e si fa pupo”. Un ponte tra realtà e rappresentazione. In fondo siamo tutti pupi!
La performance lascia con una riflessione… La pazzia di Orlando Furioso è libertà o prigione? E la maschera sociale sarà vita o condanna?