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La forza della Terra rossa di Toscana

La forza della Terra rossa
di Toscana

Terracotta e maestria artigiana

Tra le dolci colline toscane sorge, discreta ma fiera, la piccola città di Impruneta. Il suo nome è conosciuto in tutto il mondo per un tesoro che nasce dalla stessa terra: la terracotta. Da secoli, l’argilla rossa di questo luogo, nutrita dal sole e forgiata dal fuoco, dà vita a manufatti che uniscono arte e utilità, diventano veri e propri “patrimoni culturali viventi”.

Sapienza e bellezza nella terra della Toscana

La lavorazione dell’argilla vanta in Italia una tradizione antichissima. Le prime testimonianze della produzione di terracotta nella zona del Chianti risalgono all’XI secolo, mentre dal XV secolo in poi esiste un’ampia documentazione che dimostra come questa attività abbia avuto un ruolo centrale non solo nell’economia locale, ma anche nella formazione del tessuto sociale e culturale della regione. È il riflesso di una comunità che crede nella forza della terra e vive in armonia con la natura. Nei manufatti cotti al fuoco si leggono secoli di storia; l’ingegno di generazioni sostiene ancora oggi, silenziosamente, la vita quotidiana.

Si tratta di una materia, una terra, inimitabile per resistenza e qualità, un prodotto naturale straordinario utilizzato fin dagli antichi etruschi e che fiorisce nel suo impiego architettonico durante il Rinascimento: basti pensare alla cupola del Duomo di Firenze del Brunelleschi, realizzata con tegole in cotto imprunetino.

Tra le fornaci storiche che hanno sede ad Impruneta quella di Massimo Carbone: “Noi artigiani non abbiamo sabato e domenica; quando la terra ci chiama, c’è bisogno che restiamo qui”, racconta mentre mostra ai visitatori la lavorazione della terra dal caldo colore rossastro e la tecnica antica del “colombino”, famosa per la resistenza al gelo fino a temperature che sfiorano i -30° C, grazie alla composizione chimica del galestro che lo rende un materiale ideale per gli ambienti ed i rivestimenti esterni nei Paesi dal clima continentale.

Altre fornaci hanno lanciato una serie di performance, avvalendosi di collaborazioni con artisti. L’incontro tra arte e terracotta ha dato vita ad opere come Pinocchio, dello scultore fiorentino Marco Bonechi per la fornace di Ugo Poggi, mentre l’artista internazionale Patrizio Travagli ha realizzato l’installazione “7 volte 7”, fondendo luce, spazio e terracotta in collaborazione con sette fornaci aderenti al marchio CAT.

Dall’arte contemporanea alle ornamentazioni per giardini ai materiali edilizi, la terracotta continua a evolversi come strumento di espressione. Non è un semplice manufatto artigianale: è il frutto concreto del legame profondo tra l’uomo e la terra.

Parlare dell’importanza della terracotta di Impruneta significa inevitabilmente evocare la Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze. Il capolavoro rinascimentale di Filippo Brunelleschi, con la sua immensa cupola, fu costruito utilizzando oltre 400.000 mattoni in terracotta realizzati con la terra di Impruneta, già allora apprezzata per la sua resistenza al fuoco e la sua robustezza.

E ogni volta che lo sguardo si posa sulla cupola che sfida il cielo, sembra di udire, nel silenzio, il respiro antico della terra e la voce discreta degli artigiani di Impruneta: mani che hanno trasformato l’argilla in eternità.

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