«La mia idea di spazio è quella che innesca relazioni e genera comunanza.
Penso a luoghi che creino memoria.»
(Mario Cucinella, Città foresta umana)
Trasformare vuoti urbani
in luoghi di benessere
Luoghi dimenticati, che ‘non servono più’, ma che continuano a occupare spazio, memoria, immaginario collettivo. Cicatrici visibili e zone d’ombra nelle nostre città, dove riecheggiano storie di un passato ormai concluso. Negli ultimi anni, però, qualcosa sta cambiando: i vuoti urbani diventano risorse, la rigenerazione urbana trasforma spazi abbandonati in parchi, servizi e luoghi di cultura, migliorando il benessere collettivo. Il cemento si apre al verde generando luoghi capaci di ‘curare’ la città e chi la abita, dispositivi di benessere collettivo, dove camminare senza fretta, incontrarsi, respirare. La rigenerazione urbana supera il recupero edilizio e abbraccia una visione più ampia.
A Firenze, sono numerosi gli esempi di riconversione al servizio della collettività: l’ex ospedale psichiatrico di San Salvi è al centro di un progetto che intreccia memoria, funzioni sociali, cultura e spazi verdi. Da luogo di cura segregante a grande polmone urbano aperto e inclusivo dove sarà possibile trovare servizi alla cittadinanza, attività culturali e aree di incontro. Le Murate – un tempo carcere e oggi centro per l’esposizione della cultura contemporanea fiorentina, insieme a Villa Favard – restaurata e dal 2023 sede del Conservatorio Cherubini – mostrano la stessa logica: complessi storicamente specializzati trasformati in luoghi attraversabili e condivisi, dedicati alla cultura e alla relazione, dove il benessere non deriva da una funzione specifica, ma dall’equilibrio tra spazio, tempo e possibilità di incontro.

Altri interventi ‘iconici’ di rigenerazione urbana danno vita a paesaggi post-industriali che non nascondono le proprie ferite, ma le integrano in una nuova narrazione urbana: dal Landschaftspark Duisburg-Nord in Germania, al Parc de la Villette di Parigi, fino all’Olympic Park di Londra e alla High Line di New York, tutte ex-infrastrutture industriali e ferroviarie, trasformate in paesaggi pubblici capaci di coniugare memoria produttiva, natura e pratiche urbane lente.

Ma è forse a Berlino che il vuoto infrastrutturale assume una forza simbolica ancora più radicale. Tempelhof Feld, l’ex-aeroporto nel cuore della città è oggi uno dei parchi più amati dai berlinesi e la più vasta area verde della città. Difesa negli anni da una forte mobilitazione cittadina, che ne ha rivendicato il carattere pubblico e il libero accesso, ne ha impedito la trasformazione in complesso edilizio. Qui il progetto urbano non ha scelto di riempire, ma di lasciare spazio: una distesa aperta e orizzontale, attraversata solo dal vento e dalla luce, accessibile e profondamente collettiva.
Ed è proprio da questa sottrazione che nasce il benessere urbano: riappropriarsi dello spazio, camminare, ritrovarsi e trasformare le ‘cicatrici della città’ in nuove possibilità di vita.