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Florence Calling

Florence Calling

Firenze e la New Wave degli anni ’80

Firenze anni ’80: al MAD rivive la scena underground con Florence Calling ’80

Agitata e visionaria, coraggiosa e intrigante. Firenze negli anni ’80 era fucina di talenti e sperimentazioni. Florence Calling’80 celebra la stagione creativa underground al MAD. Curata dalla direttrice Valentina Gensini e dal manager culturale Bruno Casini, restituisce una esperienza viva raccontata dalla brillante progettazione scenografica di Erica Briani. L’esposizione si articola tra gli spazi del museo e del Semiottagono delle Murate riproducendo luoghi cult di Firenze, specchio del volto new wave di quel periodo.

Bruno Casini, quale è stata la scintilla per la scena culturale di quegli anni, che ha reso Firenze una rete underground e internazionale?

La scintilla che ha fatto scoccare il “Rinascimento rock” è stato un piccolo club nato alla fine degli anni ‘70 in Borgo degli Albizi. Il Banana Moon era un laboratorio di intrattenimento dove rock, new wave, moda, teatro off e di avanguardia si fondevano. Dopo la sua chiusura furono aperti nuovi spazi in città, il Casablanca alla casa del popolo di Rifredi, il Tenax e il Manila. Erano luoghi di sperimentazione per le arti visive, frequentati dal martedì alla domenica. L’utopia della sperimentazione.

Quale nuova ‘avventura culturale’ vorrebbe vedere nascere a Firenze?

La mostra è molto visitata dai giovani ma il suo ruolo è dare alle nuove generazioni degli ingredienti che possano far ripartire la fauna d’arte, come la chiamava lo scrittore Pier Vittorio Tondelli. Serve una riprogrammazione e spazi dove produrre. C’è una nuova generazione di musicisti che si affaccia al mondo, come gli Spleen, giovanissimi fiorentini doc, punta dell’iceberg della nuova scelta musicale underground. 

Cosa rimane oggi di quella “primavera” fiorentina?

Trovo che questa scena musicale ci sia ancora e resista, anche nel campo teatrale, come i Magazzini criminali, oggi Compagnia Lombardi Tiezzi. Spero nelle nuove generazioni, sempre attente al nuovo che avanza, ma serve dargli la possibilità e lo spazio per emergere.

Valentina Gensini, direttrice del Mad, insieme a Bruno Casini.

Direttrice Gensini, Il MAD nasce in un luogo originariamente di clausura e reclusione. Oggi è spazio dedicato alla libertà e ricerca artistica. La New Wave fiorentina nasceva dalla voglia di rompere gli schemi. Quanto è significativo che la mostratrovi casa proprio in questo spazio?

Anche MAD nasce dalla voglia di rompere gli schemi: a Firenze, culla del Rinascimento, abbiamo aperto uno spazio rigenerato, dedicato esclusivamente al contemporaneo, uno spazio ambizioso e complesso che da oltre 10 anni lavora alla produzione artistica del presente in modo inclusivo. Se si pensa al contemporaneo di ricerca, è generalmente un mondo esclusivo, pensato e offerto ad una cerchia ristretta di addetti ai lavori. MAD è l’unica istituzione dei Musei civici fiorentini che apre le porte senza bigliettazione, offrendo mostre, lezioni, workshop e incontri a titolo gratuito. 

Musica, arti visive, moda, design. Quale era il filo rosso che teneva insieme tutti questi mondi?

L’aspetto straordinario di quel momento investe la trasversalità delle arti, per cui la generazione di architetti allievi dei maestri Radicali osserva sia il mondo vivace del clubbing sia quello delle performance. Ne è un esempio Cesare Pergola che accompagna Cauteruccio nelle sperimentazioni di Marchingegno e allo stesso tempo disegna gli ambienti del Casablanca. Erano tempi di sperimentazione spregiudicata e assoluta, di una libertà creativa esplosiva e collettiva. Credo che per i giovani di oggi possano rappresentare un grande esempio di modalità di ricerca randomica, sperimentale e condivisa.

Crollo Nervoso, pièce teatrale, foto Patrizia Rossi. Florence Calling, collezione moda. Allestimento mostra, foto Alysa Martynova.

Come ha conciliato il suo sguardo da storica dell’arte e curatrice con quello di Bruno Casini, protagonista attivo di quella scena culturale?

Il dialogo con Bruno è stato per me molto interessante. Lui è esperto di musica, moda e clubbing, io di culture visive, performance e teatro, quindi l’incrocio di punti di vista, conoscenze e vocabolari è stato molto stimolante. Credo che i nostri saperi e le nostre esperienze si siano incontrati in un connubio intergenerazionale intelligente e divertente. Anche il confronto con la progettista scenografa Erica Briani è stato molto produttivo per la parte espositiva, che ricrea ambientazione, emozioni e mood vibratili e fortemente evocativi.

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