Bianca al pari della giada
fredda come quella spada
è la bella Turandot!
(Coro, atto I)
«Everything is art. Everything is politics»
La Turandot di Ai Weiwei è stata presentata in anteprima alla 66ª edizione del Festival dei Popoli nel film documentario diretto da Maxim Derevianko, Ai Weiwei’s Turandot. L’artista cinese trasforma l’opera incompiuta di Giacomo Puccini in un potente manifesto sulla libertà. La trionfale e incompiuta opera lirica, ispirata agli antichi racconti persiani, si veste di nuovi significati con l’intensa e tagliente interpretazione contemporanea di Ai Weiwei, che debutta per la prima volta nella regia operistica.
Reliquie del nostro tempo sul palcoscenico
La Turandot di Ai Weiwei canta la dittatura, la guerra e i rifugiati, la pandemia e l’esilio in una coraggiosa contaminazione tra linguaggi artistici e attivismo. Proiezioni sul fondale del palco scandiscono scene di proteste, scontri, epidemie e corsie di ospedali: drammi appena vissuti del nostro tempo che si intrecciano con quelli del melodramma pucciniano.
Costumi e oggetti: l’arte come testimonianza civile
Ogni costume non è solo un accessorio ma un simbolo, diventando l’espressione artistica più significativa dell’opera. L’artista ha aperto i suoi preziosi archivi scegliendo giubbotti di salvataggio indossati dai rifugiati sui barconi nel Mediterraneo, gli ombrelli gialli e neri dei manifestanti di Hong Kong del 2014, parastinchi, zaini e caschi: l’uniforme della resistenza civile del XXI secolo. Reliquie di drammi moderni, ora affidati al coro, testimone di una tragedia contemporanea che fa eco ai fiabeschi temi dell’opera.
Ai Weiwei tra attivismo e visione artistica
Ai Weiwei è un artista libero ma abituato a dover difendere la propria libertà. Non cerca il consenso ma scuote le coscienze, facendo risuonare l’attualità nella partitura di Puccini. La sua Turandot è sfaccettata e riottosa, specchio del suo concetto d’arte e di una Cina che non è libera: personificazione della forza e del potere che può essere piegato.
La bella Turandot, fredda e sanguinaria, sottopone i suoi pretendenti a tre enigmi: chi non sa risolverli viene giustiziato e deporrà l’algida ascia d’odio solo per mano dell’amore, quel trionfo d’amore troppo profondo per essere raccontato, che neanche Puccini riuscì a interpretare.
Un’opera che unisce passato e presente, lirica e denuncia sociale: la Turandot di Ai Weiwei è un grido universale di libertà.
https://www.festivaldeipopoli.org/
Dal 1 al 9 novembre 2025
Cinema La Compagnia
