La regia di Pier Paolo Pacini coinvolge il pubblico e fa il pieno in sala
Un coinvolgimento inaspettato, energia, divertimento, leggerezza. E ancora travestimenti, identità scambiate, crollo delle certezze, libertà di essere. Un teatro libero, coinvolgente, ancora una volta un autore classico che risolve efficacemente, con ironia e intelligenza, questioni del nostro presente su cui dibattiamo da tempo.
In prima nazionale dall’11 al 20 ottobre nel Saloncino ‘Paolo Poli’ del Teatro della Pergola, Pier Paolo Pacini dirige La dodicesima notte nella traduzione di Orazio Costa definita dal regista opera «di grande qualità e intelligenza teatrale».

Foto Filippo Manzini.

Composta all’incirca nel 1600 questa commedia giocosa di William Shakespeare ruota intorno al naufragio nell’immaginaria Illiria dei gemelli Viola e Sebastiano e alle avventure scaturite dal travestimento maschile della fanciulla che, sotto il nome di Cesario, diventa paggio del duca Orsino. Elegante e piena di grazia, la commedia trascina lo spettatore nella sua atmosfera magica e incantata, in cui il tema della distanza tra l’essere e l’apparire e la fluidità di genere scorrono in questo testo con naturalezza, offrendoci una lezione di civiltà.

Abbiamo intervistato il regista Pier Paolo Pacini, direttore del Centro di Avviamento all’Espressione e del Corso per Attori “Orazio Costa” presso la Fondazione Teatro della Toscana.

Per questa commedia di Shakespeare ha scelto la traduzione di Orazio Costa che Lei ha definito opera di grande qualità e intelligenza teatrale. In cosa si distingue questa traduzione rispetto ad altre che sono state realizzate in passato?
Innanzitutto bisogna pensare che è il lavoro di uno dei più grandi registi della storia del teatro italiano e di un pedagogo che ha fatto della parola il centro del suo interesse. Costa ha sempre avuto un rapporto speciale con Shakespeare, basti pensare non solo alle numerose regie di opere di questo autore realizzate ma soprattutto al lavoro di una vita sulla traduzione di Amleto. E in questa come nelle altre traduzioni shakespeariane di Costa, prezioso è il tentativo di avvicinare il suono della versione italiana a quello dell’originale inglese, il rispetto dei tempi e delle consonanze e in particolare la grande attenzione per la ritmica originaria, cosa estremamente complessa nel passaggio da una lingua breve, perlopiù monosillabica o bisillabica come l’inglese, ad una polisillabica come quella italiana.
In Shakespeare ci riconosciamo sempre, perché come scrisse il critico Jan Kott, è un “nostro contemporaneo”. Sul palcoscenico i personaggi della dodicesima notte sono accompagnati da brani musicali di ogni epoca, ballate rinascimentali, requiem per arrivare ai nostri tempi con Marvin Gaye quasi a voler sottolineare il genio e lo spirito di un autore che ha attraversato i secoli senza mai mostrare i segni del tempo.
Tra le commedie di Shakespeare, La dodicesima notte è quella per cui il concetto di attualità può davvero essere usato a ragion veduta. Penso al tema della distanza tra l’essere e l’apparire (il travestimento di Viola, la metamorfosi di Malvolio, il preteso lutto di Olivia ci riportano alle identità ritoccate che la gente assume sui social), e attuale è il tema della fluidità di genere che qui viene trattato con leggerezza, allegria e libertà intellettuale. E proprio per sottolineare questo spirito “libero” ho scelto una sorta di colonna sonora apparentemente non “coerente”, con i suoi differenti stili e differenti epoche, con anche il compito di rimuovere quella patina di seriosità che questa commedia in alcuni momenti rischia di avere se non realizzata con caratteristiche di farsa, che storicamente – è bene ricordare – non ha quel significato negativo (qualcosa privo di valore artistico) che ha oggi.
Nella scenografia abbiamo visto proiezioni digitali e coni riflettenti (scene di Fran Bobadilla) che hanno alterato la percezione dello spazio e del tempo. I costumi storici, seppur riadattati con tessuti e colori della nostra epoca, ci hanno portato nel passato.
Il risultato è quello di un’atmosfera fiabesca, allegra che rende tutto un gioco. Citando il regista, domando: «E questa superficie – apparentemente leggera – quali significati più profondi può nascondere?»
Ciascuno di noi vive la propria vita e le proprie relazioni condizionato da un mondo interiore dove realtà e fantasia si fondono. In qualche modo, la fiaba e il gioco sono l’espressione più semplice di questi processi dell’inconscio. Attraverso il gioco e la fiaba desideri, aspirazioni, bisogni istintivi che possiamo vivere conflittualmente, possono essere elaborati e accettati. Più semplicemente tutti abbiamo bisogno di essere rassicurati sul fatto che l’abbandonarsi al gioco e alla fantasia non è un difetto.
La dodicesima notte, di William Shakespeare. Traduzione: Orazio Costa Giovangigli. Adattamento: Filippo Gentili. Attori: Federica Lea Cavallaro, Marco Santi, Luca Pedron, Greta Bendinelli, Fabio Facchini, Federico Serafini, Manuel D’Amario, Maddalena Amorini, Giulia Weber, Davide Arena. Costumi: Elena Bianchini. Scene: di Fran Bobadilla. Disegno luci: Samuele Batistoni. La produzione è del Teatro della Toscana.
Foto Filippo Manzini.